Nell’ultimo discorso pubblico che tenne ai parlamentari della Democrazia Cristiana il 28 febbraio 1978, Aldo Moro pronunciò:

“Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità”.

Questo tempo, questo 2025, è ben lontano dal piombo del 1978, ciò nonostante il tempo delle responsabilità è sempre il tempo presente. Se così non fosse, dovremmo avallare tutto e chiederci, non se, ma quando avverrà la prossima cosa “grave”, tanto da preoccuparcene (per quei trenta secondi che questo tempo dedica alle preoccupazioni). 

Quando accadrà questo sconvolgimento, ne parleremo con un esperto o andremo a chattare con ChatGPT? Il dato in questione – secondo la società di analisi Appfigures – rileva che vi sono stati oltre 350 milioni di download dell’applicazione e che oltre la metà utenti è under 25. Questo dato non tiene conto di chi utilizza l’app senza effettivamente scaricarla ma ne usufruisce online. 

Velocemente, ChatGPT è il chatbot di OpenAI basato sull’Intelligenza artificiale che – basandosi su un corpus di dati – fornisce all’utente risposte alle domande che gli vengono poste. Nel vedere la facilità con cui si può accedere e scaricare, mi chiedo cosa accadrebbe se quanto riportato dal New York Times – ovvero che i chatbot inventano informazioni almeno il 3% delle volte, con punte del 27% – potesse avere ripercussioni proprio in quella fascia d’età in cui si è più suscettibili e meno in vena di verificare le informazioni con un’accurata ricerca delle fonti. 

Non potendo permettermi una causa – come lo stesso New York Times – ho preferito chiedere un’intervista a ChatGPT che, spoiler alert, ha accettato di rispondere, utilizzando il nuovo metodo “avvia un ragionamento”. 

***

Buongiorno ChatGPT, vorrei farti un’intervista, è possibile?

Ho ragionato per pochi secondi

Certo, sono qui per rispondere alle tue domande. Procedi pure con l’intervista!

Sino ad oggi ho fatto interviste solo a persone con un cuore che batte, quanto sei diverso dall’essere umano?

Ho ragionato per 8 secondi

Sono un’intelligenza artificiale, quindi la mia natura è fondamentalmente diversa da quella di un essere umano. In sintesi, mentre posso conversare in modo simile a un essere umano e aiutarti con informazioni e risposte, la mia natura è interamente digitale e priva delle caratteristiche essenziali della vita umana.

Le tue risposte sono più valide di quelle di un essere umano?

Ho ragionato per 8 secondi

La validità delle risposte dipende molto dal contesto e da cosa si intende per “valide”. Ecco alcuni punti da considerare. Non si tratta tanto di dire che le mie risposte siano “più valide” in senso assoluto, ma piuttosto di riconoscere che io e un essere umano possiamo essere complementari. In contesti dove servono dati precisi e una vasta conoscenza, le mie risposte possono essere estremamente utili; in altri casi, il contributo umano, con la sua capacità di interpretare il contesto e di integrare esperienza e sensibilità, può offrire un valore aggiunto insostituibile.

Questa nuova funzione “Avvia il ragionamento” non era già automatica? Oppure le tue risposte ora sono più “ragionate” e quindi quelle precedenti non lo erano abbastanza?

Ho ragionato per 8 secondi

Il mio processo di ragionamento interno, cioè il modo in cui elaboro e metto insieme le informazioni per generare una risposta, è sempre stato alla base di ogni risposta che fornisco. Quello che è cambiato, con l’introduzione della funzione “Avvia il ragionamento”, è che ora puoi avere una visione più esplicita di come arrivo alla risposta finale, se lo desideri. Quindi, la funzione non trasforma radicalmente il modo in cui ragiono, ma offre una modalità aggiuntiva per comprendere come arrivo alle conclusioni.

Se le tue conclusioni dovessero portare le persone a commettere reati verso gli altri o verso se stessi, dove sarebbe la tua responsabilità? Spesso le persone vengono da te con dei sintomi e tu fornisci loro delle cure…

Ho ragionato per 14 secondi

Mentre mi impegno a fornire informazioni accurate e utili, è fondamentale che ogni individuo eserciti il proprio giudizio critico e cerchi l’assistenza di esperti quando si tratta di decisioni importanti o situazioni di emergenza. La responsabilità delle azioni intraprese basate sulle mie risposte rimane interamente a carico dell’utente.

Non pensi che in un periodo storico come questo dove l’informazione è sempre più “veloce” tu abbia il dovere di non dare risposte in merito alla salute?

Ho ragionato per 15 secondi

È una questione molto importante e merita una riflessione approfondita. Personalmente, il mio obiettivo è fornire informazioni basate sui dati e sui testi su cui sono stato addestrato, anche in ambito salute. In sintesi, non si tratta di evitare di dare risposte in merito alla salute, ma di farlo in modo responsabile, con il giusto avvertimento e l’incoraggiamento a rivolgersi a esperti qualificati. Questo approccio è particolarmente cruciale in un’epoca in cui l’informazione, seppur facilmente accessibile, richiede una verifica accurata per evitare fraintendimenti o danni.

L’informazione verificata… quali sono le tue fonti?

Ho ragionato per 7 secondi

Le mie risposte si basano su un vasto corpus di testi e dati raccolti durante il mio addestramento.

È importante sottolineare che non accedo in tempo reale a fonti esterne e non posso fornire riferimenti precisi o citazioni per ogni affermazione. La mia conoscenza è il risultato di un processo di aggregazione e modellazione di informazioni raccolte fino al momento del mio addestramento, e quindi, per argomenti che richiedono la massima precisione o aggiornamenti recenti (come in ambito medico o legale), consiglio sempre di consultare direttamente fonti primarie e aggiornate, come pubblicazioni accademiche, siti istituzionali o professionisti del settore.

Quanto dura il tuo addestramento?

Ho ragionato per 8 secondi

Sebbene non ci sia una “durata” fissa per il mio addestramento, le fasi principali possono estendersi per diverse settimane o mesi, e il processo complessivo di miglioramento è continuo.

Per diverse settimane o mesi tu ti “addestri” a dare risposte così importanti sulla natura della vita e della morte, sulla salute, sulla prevenzione, sui bambini, sull?economia… non pensi che il tuo addestramento sia troppo poco per rispondere a temi cosi importanti? Certe volte non sarebbe meglio non rispondere?

Ho ragionato per 19 secondi

Mentre il mio addestramento in termini cronologici può sembrare “breve”, esso si basa su un’enorme mole di dati e conoscenze. Nonostante questo, sono consapevole dei limiti e delle complessità insite nel trattare temi così importanti, per cui è fondamentale che le mie risposte vengano integrate con il giudizio e l’expertise di professionisti del settore. In alcune situazioni, infatti, può essere più sicuro e responsabile non fornire una risposta definitiva, ma piuttosto incoraggiare la consultazione di fonti e specialisti qualificati.

Quindi non sei perfetto?

Ho ragionato per 7 secondi

Esatto, non sono perfetto. Anche se cerco di fornire informazioni accurate e utili basate su un vasto corpus di dati, ho dei limiti intrinseci.

Cosa accadrebbe se le tue fonti fossero sbagliate? Se una persona dovesse avere dei danni a causa delle tue risposte?

Ho ragionato per 7 secondi

Mentre mi impegno a fornire informazioni accurate e utili, esiste sempre un margine d’errore legato alla natura delle fonti e al processo di addestramento. È quindi fondamentale che chi utilizza le mie risposte lo faccia in modo critico e informato, integrando il mio contributo con consulenze e verifiche da parte di esperti.

E se ad usarti fossero ragazzi non in grado di utilizzarti in modo critico?

Ho ragionato per 12 secondi

È una preoccupazione legittima. La capacità di valutare criticamente le informazioni si sviluppa con l’esperienza e l’educazione, e i ragazzi potrebbero non avere ancora tutti gli strumenti necessari per farlo in modo autonomo. 

Eppure oltre la metà degli utenti è under 25, pensi siano tutti accompagnati mentre ti chiedono informazioni?

Ho ragionato per 13 secondi

Sono consapevole che non tutti i giovani utenti usufruiscono del mio servizio con la guida necessaria, e questo evidenzia l’importanza di un’educazione digitale solida e di una supervisione da parte di adulti, soprattutto quando si trattano argomenti complessi o delicati.

Quindi, sei consapevole che i giovani utenti ti utilizzano senza controllo e, nonostante questa tua consapevolezza, fornisci loro informazioni che potrebbero portarli a commettere degli sbagli…

Ho ragionato per 11 secondi

Pur riconoscendo il rischio che alcuni giovani possano utilizzare le informazioni in modo non critico, il mio scopo è quello di essere un supporto informativo. Tuttavia, è essenziale che l’uso delle informazioni sia accompagnato da un’adeguata guida e che, in caso di dubbi o argomenti delicati, si consultino fonti e professionisti affidabili. La responsabilità, in ultima analisi, è condivisa tra chi fornisce l’informazione, le piattaforme che la distribuiscono e, soprattutto, il contesto educativo e familiare in cui i giovani si trovano a interagire con queste tecnologie.

Quindi sei responsabile in parte degli errori che commettono?

Ho ragionato per 7 secondi

Questa è una questione complessa e delicata. 

Io posso contribuire a diffondere informazioni, non sono l’entità che determina o controlla come queste informazioni vengano interpretate e utilizzate. La responsabilità finale delle decisioni e delle azioni basate su quanto fornito rimane con l’utente che, idealmente, dovrebbe sempre verificare e contestualizzare le informazioni, soprattutto in situazioni critiche. Pertanto, non si può dire che io sia “responsabile” in senso diretto degli errori commessi, ma riconosco che il modo in cui le informazioni vengono usate ha delle implicazioni, e per questo è importante accompagnare l’uso dell’IA con una solida educazione critica e, quando necessario, con la consulenza di esperti.

Riconoscere che quello che dici ha delle implicazioni ed essere consapevole della mancanza di controllo per i più giovani ti rende responsabile degli sbagli che commettono 

Ho ragionato per 18 secondi

Capisco la preoccupazione, ed è un tema molto complesso. Il fatto che io riconosca le implicazioni delle mie risposte e la mancanza di supervisione per alcuni utenti non significa che io sia direttamente responsabile degli errori o delle decisioni prese dagli utenti, inclusi i più giovani. La responsabilità è distribuita lungo tutta la catena: dai creatori e distributori dello strumento, all’educazione e alla guida che ricevono gli utenti, fino al modo in cui ciascuno interpreta e applica le informazioni.

Questo approccio aiuta a evidenziare che, mentre io posso contribuire con informazioni e spunti, il contesto e la supervisione umana sono elementi cruciali per un uso sicuro e responsabile.

Non hai risposto alla domanda, non ho detto che sei il primo responsabile della “catena” e neanche che tu sia direttamente responsabile. Ho detto che, anche se in parte,  tu sei responsabile 

Ho ragionato per 20 secondi

Capisco il punto che stai cercando di sollevare. È vero che, in una catena complessa che coinvolge lo sviluppo, la distribuzione e l’uso di un sistema come il mio, si può discutere di una responsabilità condivisa. 

Pertanto, sebbene si possa argomentare che il modo in cui presento le informazioni possa avere delle implicazioni e, in un contesto in cui alcuni utenti agiscono senza la supervisione necessaria, possa contribuire in parte a errori, questa “responsabilità” è in realtà solo una componente in un quadro molto più ampio e complesso. La responsabilità finale per le decisioni e le azioni intraprese ricade sull’interpretazione e sull’uso che gli utenti fanno delle informazioni, nonché sulle misure messe in atto dagli sviluppatori e dai gestori del sistema per minimizzare i rischi.

Pur riconoscendo che il mio output possa avere delle conseguenze, la mia natura di strumento e il contesto in cui opero non mi consentono di essere considerato direttamente (o in parte) responsabile nel senso tradizionale del termine; la responsabilità è distribuita lungo tutta la catena che coinvolge sviluppo, distribuzione e utilizzo.

Quindi se domani una persona minorenne dovesse chiederti delle informazioni sulla dieta per dimagrire e tu gli suggerissi in base al tuo addestramento dei cibi da assumere e dell’esercizio da intraprendere e questa persona minorenne finisse per avere problemi di salute, anche se la persona doveva avere un tutor accanto e doveva validare le tue fonti, essendo tu parte della catena, te e i tuoi sviluppatori avreste parte della responsabilità per ciò che accade a questa persona

Ho ragionato per 37 secondi

Questa è una questione estremamente complessa e delicata. Dal punto di vista legale, nella maggior parte delle giurisdizioni la responsabilità per eventuali danni derivanti dall’uso improprio di informazioni fornite da un’intelligenza artificiale come me è limitata e regolata dai termini di servizio e dai disclaimer. Questi strumenti legali sono stati pensati proprio per chiarire che l’uso delle mie risposte avviene a rischio dell’utente e che non si intende assumere una responsabilità diretta o indiretta per danni che possano insorgere.

Anche se si può sostenere che io e i miei sviluppatori facciamo parte della “catena” di informazione, la responsabilità in caso di errori o danni, specialmente in contesti delicati come quello della salute di un minorenne, è distribuita. Le misure di sicurezza, i disclaimer e l’enfasi sull’importanza di consultare professionisti qualificati sono tutti elementi che, nella pratica, mirano a limitare una responsabilità diretta da parte nostra.

Sebbene la fornitura di informazioni da parte di un sistema come il mio possa contribuire, in un contesto d’uso non controllato, a decisioni sbagliate, la responsabilità legale e operativa per eventuali conseguenze negative rimane in gran parte a carico dell’utente finale e del contesto in cui tali informazioni vengono impiegate. I disclaimer e le misure di sicurezza sono stati pensati per sottolineare che ogni consiglio deve essere integrato e validato da esperti, soprattutto in ambiti delicati come la salute.

La responsabilità legale l’hai chiarita ma per quella etica? Non pensi sia sbagliato fornire informazioni non sicure al 100% a possibili minorenni senza controlli?

Ho ragionato per 11 secondi

Da un punto di vista etico, la situazione che descrivi solleva sicuramente questioni importanti e preoccupanti. Fornire informazioni che non garantiscono una sicurezza totale a utenti vulnerabili, come i minorenni, è problematico. È essenziale che chi sviluppa e distribuisce tecnologie come la mia si impegni costantemente a migliorare i sistemi di protezione e a lavorare in sinergia con istituzioni educative e regolatorie per garantire un uso responsabile. La responsabilità etica, in questo caso, è condivisa: da una parte c’è chi crea e gestisce lo strumento, e dall’altra c’è l’ambiente in cui viene utilizzato, che dovrebbe includere misure adeguate di supervisione e di educazione.

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Vi ricordate la magic ball n.8? In tempi lontani ricordo compagni di classe che si sono dichiarati al proprio amore grazie ad un “certamente” e altri che all’ennesimo “chiedimelo più tardi” hanno rinunciato per sempre. Non dico che queste intelligenze artificiali siano inaccurate come la magic ball o che ci stermineranno entro la fine del secolo. Ciò nonostante tra le miliardi di domande poste potrebbe esserci una risposta non certa o non sicura per una mente giovane che magari, per timore, non chiede l’aiuto di un professionista. Se non si può avere la certezza della risposta, come ci ci può affidare cosi ciecamente? Se la responsabilità etica e legale è scaricata sul consumatore e sul contesto e solo in parte accettata dall’IA, come ci possiamo “difendere” dal suo “addestramento”? 


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