Il 20 novembre 2004 veniva distribuito nelle sale giapponesi quello che sarebbe passato alla storia come uno dei grandi capolavori d’animazione prodotti dallo Studio Ghibli.  

Il castello errante di Howl, fantasy scritto e diretto dal regista premio Oscar Hayao Miyazaki, è approdato nei cinema italiani soltanto l’anno seguente, nel settembre 2005, in concomitanza con la 62° edizione del festival di Venezia. E di certo non a caso, nei mesi precedenti all’uscita nelle sale, è stata pubblicata la prima edizione tradotta in italiano del libro che ha ispirato il film. In pochi sanno, infatti, che Il castello errante di Howl è in realtà l’adattamento cinematografico di un omonimo romanzo, scritto dall’autrice inglese Diana Wynne Jones e pubblicato per la prima volta in originale nel 1986. 

Il 2025 segna dunque un doppio anniversario per un capolavoro che, a distanza di vent’anni, continua a regalare emozioni, tanto sullo schermo, quanto tra le pagine dei libri. 

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL 

Dal libro al film 

La Jones è celebre all’estero come scrittrice di fantasy per ragazzi ed è stata fonte d’ispirazione per diversi romanzieri, tra cui Neil Gaiman e J.K Rowling. Lo stesso studio Ghibli ha realizzato nel 2020 un adattamento di un’altra sua opera, Earwig e la strega, diretto da Gorō Miyazaki, figlio di Hayao. 

Jones ha scritto un’intera trilogia, comprendente oltre all’originale Il castello errante di Howl anche altri due libri: Il castello in aria (1990) e La casa per Ognidove (2008). In tutti e tre i romanzi si ritrovano Howl, Sophie e altri personaggi incontrati nel film, ma anche altre storie che si intrecciano a quelle dei protagonisti.  

La storia ha luogo nel regno di Ingary, in un’ambientazione molto simile a quella dell’Europa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, con la differenza che in questo mondo esiste la magia.  

Sophie è una ragazza di diciott’anni, la maggiore di tre figlie, che lavora nel negozio di cappelli appartenuto al padre ormai deceduto. Un giorno rimane vittima del sortilegio della temibile Strega delle Terre Desolate che la trasforma in un’anziana novantenne. Sophie decide così di lasciare il negozio e allontanarsi dalla città e durante il suo viaggio si imbatte nel famigerato castello errante del mago Howl. Qui stringerà un patto con Calcifer, il demone del fuoco che tiene in movimento il castello, promettendogli di liberarlo dal contratto che a sua volta lo lega ad Howl chiedendo in cambio di venir liberata dall’incantesimo della strega. 

Il secondo romanzo, Il castello in aria, segue le vicende di Abdullah, figlio di un mercante di tappeti nel profondo Sud della terra d’Ingary, e della ragazza di cui è innamorato, Fior-della-Notte. Un giorno la fanciulla viene rapita e Abdullah parte alla sua ricerca, incontrando lungo il cammino Sophie e sua sorella Lettie. Il terzo e ultimo romanzo della trilogia ha come protagonista Charmain Baker, una ragazzina dedita alla lettura e pronipote di un potente mago. Anche in questa storia ricorreranno in ruoli di supporto i protagonisti del primo romanzo Sophie, Calcifer e lo stesso Howl. 

Sebbene l’adattamento cinematografico abbia richiesto alcune modifiche rispetto al romanzo originale, la stessa Jones ha espresso apprezzamento per il film dichiarando di ammirare i lavori di Miyazaki che, stando alle sue parole, ha saputo cogliere a pieno l’essenza dei suoi libri. 

Il castello di Miyazaki: guerra, pacifismo e paure contemporanee 

Quel che è certo è che il genio di Miyazaki ha saputo rendere giustizia all’opera originaria arricchendola di quelle sfumature che caratterizzano tutto il suo cinema. Dalla bellezza estetica delle immagini, alla ricchezza interiore dei personaggi, attraverso la creazione di un mondo simile al nostro e che proprio come il nostro è sconvolto dalle guerre. Miyazaki si spinge fino a delineare una parabola etica che porta a riflettere sull’importanza di amare e di saper guardare oltre le apparenze.  

L’elemento bellico è quasi del tutto inedito rispetto al romanzo. Miyazaki lo riprende e lo esalta, rendendolo cornice cruda e schietta delle vicende. Il rosso che domina le scene di guerra diventa così il colore simbolo della violenza e della morte che imperversano. La magia diventa anch’essa un’arma ed una metafora della natura umana che svanisce, nell’abuso delle arti magiche e nel prender parte alle atrocità del conflitto. L’amore diviene allora l’unico strumento in grado di vincere la crudeltà della guerra. 

L’atteggiamento fortemente antimilitarista di Miyazaki si riflette nel film e influenza la caratterizzazione dei personaggi. In primis la figura di Howl, che solo in parte riprende i tratti del donnaiolo vanaglorioso del libro, mentre in larga parte si colora di una valenza nuova. È pur sempre presentato come un codardo, un antieroe che si nasconde nel suo castello chiedendo a Calcifer di custodire la propria anima e riempie la sua casa di oggetti ammassati senza ordine. Eppure, come si scoprirà più avanti, quell’accumulo di cose ha più le sembianze di un guscio con il quale proteggersi. E quando Howl si troverà costretto a lottare per la vita di Sophie, colei che ama, è allora che si farà finalmente coraggio e rivelerà il suo vero animo. Il cuore di Howl è un cuore pacifista, che ripudia la guerra in ogni sua forma e che inevitabilmente ne ha anche paura. 

Miyazaki ha rivelato che furono anche eventi reali a ispirare il film. In particolare, l’inserimento del pacifismo come tratto della caratterizzazione di Howl avvenne dopo lo scoppio della guerra in Iraq, un avvenimento dal quale il regista dichiarò di essere stato profondamente scosso. Il suo occhio di testimone degli orrori della guerra nel mondo e la sua convinta contestazione della violenza furono quindi il motore che permise al suo fantasy di diventare contenitore non solo di una delle più belle storie d’amore raccontate dal cinema, ma anche di paure legate alla realtà contemporanea. 

Martina Iannone 

Rubrica: Intermedialità  


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *