Il Cambiamento climatico porterà ad eventi naturali di maggiore intensità nei prossimi decenni. La costante presenza di queste catastrofi, che si abbattono sulle nostre città, non ci darà il tempo necessario per reagire, spingendo le persone a spostarsi in aree più sicure.
La conseguenza di un aumento delle migrazioni verso zone non attrezzate per accogliere un numero così elevato di persone, a causa della mancanza di spazi o di fondi, potrebbe creare un grande squilibrio sociale, cosa che si sta già verificando.
Il progressivo aumento delle temperature globali è un fenomeno che ha avuto origine con l’era industriale, rendendo l’ultimo decennio il più caldo mai registrato finora.
Secondo uno studio dell’ Agenzia Europea per l’Ambiente:
“La temperatura media globale tra il 2013 e il 2023 è stata di 1,19-1,22°C più calda rispetto al livello preindustriale, rendendo questo il decennio più caldo mai registrato. Le temperature terrestri in Europa sono aumentate ancora più rapidamente nello stesso periodo, di 2,12-2,19°C, a seconda del set di dati utilizzato”.
Gli scenari ipotizzati non sono soltanto catastrofici, ma evidenziano come l’assenza di azione, non solo da parte dell’Europa ma anche del mondo intero, potrebbe portarci, entro la fine del ventunesimo secolo ad un aumento della temperatura fino a 8.5°C.
Seguendo invece lo scenario migliore, basato sugli Accordi di Parigi, la temperatura potrebbe oscillare tra 1,3-2,4°C. Questo sarebbe possibile grazie al contributo della popolazione mondiale.
Gli eventi che si sono verificati e che continuano a verificarsi sulla Terra stanno sconvolgendo le vite di milioni di persone e alimentando il flusso migratorio. Sempre più individui sono costretti a migrare a causa dei cambiamenti climatici. Alluvioni, terremoti, tsunami che un tempo si verificavano una volta ogni dieci anni, ora si manifestano con una frequenza di quasi uno ogni dieci mesi. Oltre agli eventi naturali, anche le desertificazioni, l’assenza di acqua e le guerre incidono ancora di più nel riuscire a gestire un flusso in continuo.
Nei paesi più poveri, queste catastrofi naturali stanno causando la distruzione di interi villaggi o città, dando origine al concetto di “rifugiati climatici” che solleva numerose questioni complesse.
Il trasferimento o la migrazione sicura non è possibile per tutti, il che porterà coloro che dispongono di poche risorse economiche a spostarsi in maniera illegale o affidarsi a criminali.
Nel tempo, il fenomeno potrebbe diventare sempre più globale, incidendo non solo sui paesi più poveri ma anche su quelli ricchi.
Come ha affermato Stefano Mancuso nel 2023, durante la presentazione del suo libro La tribù degli Alberi:
“L’algoritmo del politecnico di Zurigo ha ipotizzato che, nel 2050, città italiane come Milano, Roma e Torino presenteranno un clima molto simile a quello attuale di città come: Austin, Antalya e San Antonio”.
Un dato che, se confermato, potrebbe portare a squilibri dal punto di vista sociale, con aumento del tasso di emigrazione in tutto il pianeta a causa delle temperature sempre più elevate.
Ormai questo fenomeno è irreversibile, ma cosa si può fare?! Sicuramente può essere mitigato e, se la popolazione mondiale, anche nel piccolo, cercasse di inquinare meno o di fare scelte meno impattanti potermmo ottenere un piccolo effetto. Tuttavia, se questo sforzo coinvolgesse tutti , si potrebbero compiere progressi significativi.
Per tornare con i piedi per terra, ciò che si potrebbe fare è promuovere la creazione di città con più aree verdi, soprattutto in connessione con ambienti naturali. Inoltre, sarebbe fondamentale sviluppare forme di mobilità sostenibili, incentivando la popolazione a utilizzare meno le auto e a preferire mezzi pubblici o biciclette. Oltre a dare incentivi sugli spostamenti, le città dovranno affrontare sfide nel riuscire a smistare i rifiuti in maniera sostenibile. Inoltre, anche le coltivazioni limitrofe alla città dovranno impattare il meno possibile sull’ambiente.
Molte città in Europa e nel mondo, tra cui Milano e Torino, hanno già avviato progetti per il clima, riqualificando aree cementate e, anziché costruire da zero, ristrutturando e mettendo in sicurezza edifici già esistenti sul territorio.
Dobbiamo ricordarci che tutto questo non lo facciamo solo perché la natura è bella, ma perché senza di essa non potremmo vivere né sostentarci.
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