“Io sono vivo, voi siete bot”
Avete mai notato certi utenti social senza foto, con nomi come “Giovanni1827482” e un modo di parlare non esattamente… umano? Magari ripetono specifiche frasi, o ti scrivono offrendoti fantastiche opportunità di lavoro.
Probabilmente sono bot: utenti falsi, automi. Spesso sono facili da identificare: i nostri profili sono vetrine sulle nostre vite e, siccome i bot non hanno vite, le loro vetrine sono poco credibili e contengono spesso solo link astrusi a qualche sito poco raccomandabile.
Ma molti bot al giorno d’oggi sanno camuffarsi bene da esseri umani. Fin troppo bene.
La Dead Internet Theory, ovvero Teoria dell’Internet Morto, nata nel 2016-2017 da alcuni post anonimi sul forum “Wizardchan”, poi raccolti e pubblicati dall’utente “IlluminatiPirate” sul più noto sito “4chan”.
La Teoria sostiene che la quasi-totalità degli utenti online oggi sono dei bot; intelligenze artificiali. Tutto ciò che dicono è falso. Nessuna loro opinione è sincera. I numeri di likes e views sono gonfiati. Le loro facce sono di attori pagati, o peggio ancora fatte al computer, deepfake; inesistenti. Nessuno di loro esiste nel mondo reale.
Lo scopo? Manipolare le nostre opinioni creando un’illusione di collettività. Tutti i contenuti, le mode e i trend degli ultimi anni sono stati falsificati da una cerchia di misteriosi demiurghi per convincerci a comprare (e pensare) ciò che loro vogliono. I veri esseri umani che vanno su Internet interagiscono solo con nubi di “finte” persone e mai l’uno con l’altro. E non si ferma qui: anche i video, i film di Hollywood, le serie tv, gli articoli di giornale… tutto ciò che passa per Internet è fabbricato da algoritmi allo scopo finale di condizionare i nostri pensieri.
È una teoria molto inquietante e anche molto solipsistica: «Nessuno esiste tranne me, e tutto esiste solo per convincere me».
Sicuramente non è una teoria molto solida. Già il fatto di avere degli amici nella vita reale che stanno anche sui social – già questo discredita la Teoria: loro esistono, tu li conosci. E in effetti, la Teoria funziona meglio se sei una persona che vive più dentro il computer che fuori.
E infatti facciamo un passo indietro.
In Wizardchan (e in tutti i forum con il suffisso –chan) gli utenti scrivono in assoluto anonimato senza moderazione o divieti. Questi forum sono spesso il ritrovo di persone le cui opinioni non sono comuni o socialmente accettabili. Wizardchan si definisce una community per uomini sopra i 30 privi di esperienza sessuale: nerd, soli, spesso depressi, disillusi, che odiano sé stessi, il mondo, e soprattutto le donne. Il nome stesso è un riferimento a un vecchio meme secondo cui un uomo vissuto oltre trent’anni senza essere stato mai toccato da una donna acquisisce “poteri magici”. Sono dei cosiddetti incel (“celibi involontari”), che considerano le donne malevoli strumenti di seduzione e sofferenza, e perciò tramite il celibato ci si può evolvere, si può diventare superiori. I post da cui nasce la Teoria sono pieni di termini offensivi, equiparano l’attivismo LGBTQ alla normalizzazione della pedofilia (tipico argomento retorico dell’estrema destra) e accusano le stesse bacheche –chan di essersi riempite di bot, poiché i nuovi utenti non sono reazionari e velenosi e “ironicamente” nazisti come loro – insomma, Internet sarebbe diventato troppo “di sinistra”, troppo edulcorato per essere autentico.
Inutile ascoltare gente simile, direte voi. Perché ne stiamo parlando?
Eppure, nell’anno 2025 questa teoria è ormai parte della cultura mainstream. Come mai? Be’…
[foto: https://pbs.twimg.com/media/GHyI1YNWgAAUjpb.jpg:large]
Foto come queste, generate dall’Intelligenza Artificiale, hanno spopolato su Facebook. Foto che vanno dal vagamente verosimile al vagamente lovecraftiano. Molti si lamentano di quanto siano finte, molti (i meno giovani) sembrerebbe ci caschino.
I social si sta riempiendo di contenuti fatti dall’IA. Contenuti creati con una velocità mai vista; vuoti, privi di senso, procedurali, fatti male. Sono fatti per attirare attenzione, perché i click e le visite sono traffico, e il traffico attira gli inserzionisti, e i soldi degli inserzionisti attirano le piattaforme. Nessuno vuole crearli, nessuno vuole guardarli, ma esistono lo stesso. “AI slop” (in italiano, “sbobba fatta dall’IA”).
[foto: https://www.orbitmedia.com/wp-content/uploads/2024/05/ai-comment-spam.png]
L’IA crea contenuti, e l’IA spesso si risponde da sola. La compera di falsi iscritti, falsi views e falsi like va avanti da anni.
Dal 2017, Facebook ha cancellato più di 27 miliardi di utenti falsi, più del triplo della popolazione terrestre. Youtube è piena di contenuti IA, soprattutto nella sezione Per Bambini. Ci sono voci fondate che Spotify abbia inserito finti musicisti che pubblicano musica IA per ottenere ascolti e intascarsi una percentuale dei soldi destinati agli artisti. In un’economia di attenzione che non valuta la qualità, contenuti come questi proliferano come erbacce, degradando il contenuto della rete (il fenomeno è chiamato enshittification. Vi lascio cercare la traduzione)
Dunque, oggi la Teoria ha terreno fertile perché contiene un fondo di verità. E, come tutte le teorie cospirazioniste, cerca di dare una soluzione soddisfacente a questo mistero: è tutto un piano di un gruppo di individui che agiscono nell’ombra.
Il cospirazionismo è sia eccitante che rassicurante, perché ci offre un unico, identificabile colpevole di tutti i mali del mondo, che sia il governo, i banchieri ebrei o addirittura Satana in persona. È molto più difficile accettare che, purtroppo, spesso non c’è nessuno al timone. L’aumento dei bot e dei contenuti IA è un fenomeno speculativo, incontrollato, guidato da tendenze sociali e opportunismo individuale.
A questo punto interrompo quella che sembra essere un’invettiva personale contro l’IA per esaminare come siamo arrivati fin qui. Perché, come sempre, un motivo c’è.
Quando si sta tanto su internet è facile avere la sensazione che tutto questo ciclo di news e intrattenimento e dibattiti online sia sempre un po’… ripetitivo. Alienante. C’è un’aura di futilità che si respira leggendo un box-office pieno di film sequel/prequel/spinoff/remake, o notando come i video di Youtube si vanno ad appiattire, a standardizzarsi. Forse noi nativi digitali stiamo soltanto invecchiando, e perciò il mondo ci sembra sempre più grigio. Eppure…
In fondo, che gli utenti con cui interagiamo siano bot o no, cambia davvero qualcosa?
Cambia qualcosa se l’account promozionale sia un bot, quando autopromuoversi con insistenza è una cosa che ogni creator è incoraggiato a fare? Cambia qualcosa che i video IA sono sbobba fatta solo per seguire i trend ed essere cliccata, quando seguire le mode e attirare l’attenzione per vendere è la logica di mercato dietro ogni cosa da sempre?
Che differenza c’è fra un bot che produce spazzatura a scopo di lucro e un essere umano esaurito, apatico, cinico, che produce spazzatura a scopo di lucro? Entrambi sono automi.
Quindi forse questa non è una nuova piaga della società: è una continuazione di ciò che c’era già. Ironicamente, la Dead Internet Theory ora è famosa, tutti la usano, va di moda citarla, va di moda parlarne. Quindi forse anche chi dice di essere “l’unico umano in mezzo ai bot” non è nient’altro che un automa come tutti gli altri. Forse lo sono anch’io. Forse lo sei anche tu.
Sono i bot ad assomigliare sempre più a noi, o siamo noi ad assomigliare sempre più a loro?
Lascia un commento