I demoni sono tra noi: 

I demoni sono tra noi: 

La nuova traduzione di Guercetti

Mi domando se la gente si renda conto della ferocia contenuta in I demoni di Dostoevskij. Se capisca davvero di cosa parla questo libro, oppure se lo legga come un semplice romanzo, un classico della letteratura russa da sfoggiare in salotto tra Guerra e pace e Anna Karenina

Eppure, I demoni non è un romanzo. È un urlo. Una lama affilata che squarcia l’anima più inquieta, che svela il marcio che si annida nella mente di chi, in nome di un’idea, è disposto a cancellare ogni cosa: la morale, la libertà, la vita stessa.

Ora Einaudi lo ripropone in una nuova traduzione di Emanuela Guercetti. E io lo dico: era ora. Perché il tempo non ha scalfito una sola parola di questo libro. Se possibile, lo ha reso ancora più attuale. Oggi che le ideologie sono tornate a dominare il mondo. Oggi che la gente si schiera, urla, condanna, pretende di essere dalla parte giusta senza mai mettersi in discussione. Oggi che i demoni di Dostoevskij sono usciti dalle pagine e camminano in mezzo a noi.

La Russia e i suoi demoni

Nel 1869, a Mosca, un gruppo di rivoluzionari guidato da Sergej Necaev decise che uno di loro, un certo Ivanov, era un traditore. E i traditori, si sa, non meritano pietà. Così lo uccisero. Lo massacrarono come si massacra un animale, con freddezza, con metodo, convinti di stare facendo la cosa giusta. Perché era questo il loro credo: il fine giustifica i mezzi.

Dostoevskij lo capì. Lo vide come un segnale. E scrisse I demoni, un libro che è più di un libro: è un monito, un presagio, persino un anatema. La storia di un gruppo di giovani, brillanti, ambiziosi, che dicono di voler cambiare il mondo e finiscono per distruggerlo. Ragazzi che parlano di libertà, ma che, la libertà, non sanno cosa sia. Che vogliono creare il paradiso in Terra e invece scatenano l’inferno.

Ora ditemi: li avete mai incontrati? Perché io sì, tutti i giorni; le borse ricoperte di etichette e bandiere, il cuore un po’ scarico. Li ho visti nei movimenti studenteschi che gridano slogan senza capire il significato delle parole che pronunciano. Li ho visti nei terroristi che si fanno esplodere per la gloria del loro dio. Li ho visti nei burocrati che con una firma annientano la libertà in nome del bene comune. I demoni di Dostoevskij non sono un’invenzione letteraria. Sono reali. Sono tra noi.

Una traduzione che sveglia le coscienze

Tradurre I demoni è un’impresa. Perché Dostoevskij non scrive, martella. Non racconta, scolpisce nella mente del lettore un’angoscia che cresce pagina dopo pagina. Il suo linguaggio è denso, febbrile, torrenziale. Bisogna saperlo domare senza snaturarlo.

E Emanuela Guercetti lo ha fatto. Ha restituito alla lingua italiana la forza dell’originale, la sua musicalità dura, la sua spietata lucidità. Il risultato è un testo che si legge come un thriller, ma che in realtà è un’autopsia dell’anima umana. Guercetti ha lavorato con rispetto e intelligenza, evitando gli errori di certe vecchie traduzioni che appiattivano Dostoevskij, lo rendevano troppo pulito, troppo formale. No, I demoni non è un libro pulito. È una ferita aperta. E questa traduzione lo fa sanguinare di nuovo.

Einaudi ha fatto un lavoro eccellente. Ha accompagnato il testo con un apparato critico ricco, con note che aiutano a orientarsi in un’opera complessa, piena di riferimenti politici, religiosi, filosofici. Perché leggere I demoni non è solo un piacere: è una sfida. Bisogna avere il coraggio di immergersi nella mente di questi personaggi, di ascoltarli, di riconoscere quanto siano vicini a noi.

Il messaggio di Dostoevskij: attuale più che mai

Vi dico la verità: questo libro mi fa paura. Perché non parla solo della Russia zarista, ma di noi, della nostra generazione; dell’Europa di oggi. Dell’Occidente che si sta sgretolando sotto il peso delle sue contraddizioni. Perché la storia si ripete sempre, come un brutto sogno dal quale non riusciamo a svegliarci.

Leggete I demoni e ditemi se non riconoscete nel fanatico Pëtr Stepanovič Verchovenskij certi leader di oggi, certi influencer che manipolano le masse con parole vuote ma accattivanti. Ditemi se non vedete in Nikolaj Stavrogin, il bellissimo, il dannato, il nichilista senza scopo, la stessa disperazione che oggi divora tanti giovani. Ditemi se non trovate in Stepan Trofimovič, il vecchio intellettuale illuso, l’immagine di tutti quegli intellettuali moderni che credono di governare il mondo con le idee, ma che alla fine non governano niente.

Dostoevskij ci ha messo in guardia. Ci ha detto cosa succede quando si gioca con il fuoco delle ideologie, quando si scambia la distruzione per progresso, l’odio per giustizia. Ma lo abbiamo ascoltato? No. Perché l’uomo non cambia mai.

Un libro per chi ha il coraggio di capire

Leggere I demoni oggi non è un passatempo. È un atto di resistenza, quella vera, che fa sanguinare la mente e le ginocchia. È un modo per difendersi dai nuovi fanatici, dai nuovi tiranni, da tutti quelli che pretendono di pensare al posto nostro.

Ma attenzione: questo libro non è per tutti. Non è per chi cerca un racconto rassicurante, non è per chi vuole un finale edificante. I demoni è un libro che sporca le mani, che scuote, che lascia il lettore con più domande che risposte. È un libro per chi ha il coraggio di guardare la realtà in faccia.

Se pensate di essere tra questi, leggetelo. Ma poi alzate la testa e guardatevi intorno. I demoni non sono più solo nella Russia del XIX secolo. Sono qui. Sono adesso. Sono dentro di noi.


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